Liliane Tami

Le dottrine esoteriche dei Fedeli d’Amore ed il segreto della nobilità d’animo nella Firenze Medicea

http://dasandere.it/dellaccademia-neoplatonica-rinascimentale/ Si ringrazia l’editore ed architetto Giuseppe Baiocchi per la pubblicazione su Das Andere!

L’accademia neoplatonica come Corte d’Amore

Marsilio Ficino, per incarico di Cosimo de’Medici, nel 1462 creò l’Accademia Neoplatonica presso la Villa Le Fontanelle, che successivamente venne spostata nella Villa di Careggi, dove vi restò sino al 1492, anno della morte di Lorenzo il Magnifico. Quest’accademia era frequentata da dotti ed artisti come Giovanni Pico dei conti della Mirandola e della Concordia, Angelo Poliziano, poeta e segretario personale di Lorenzo il Magnifico, l’artista Sandro Botticelli, il poeta Cristoforo Landino, autore del libello De Vera Nobilitate, e l’architetto Leon Battista Alberti. Dopo la scomparsa di Lorenzo il magnifico l’accademia si spostò presso la Villa di Bernardo Rucellai, assumendo posizioni anti-medicee e repubblicane dove restò sino al 1524, venendo frequentata da uomini illustri come Niccolò Machiavelli, Iacopo da Diacceto e Luigi Alamanni. A differenza del rinascimento veneto, di stampo aristotelico e legato alla sensualità, come ben mostra in arte la tecnica della tonalità adoperata presso le botteghe dei pittori lagunari, il capoluogo toscano era invece fortemente influenzato dai testi di Platone e Plotino tradotti da Marsilio Ficino, nonché dall’opera letteraria di Dante Alighieri, che in arte si manifesta nei delicati e eterei acquarelli del Botticelli.

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Dante, dipinto di Sandro Botticelli

La prima riedizione de La Divina Commedia. Sapienza come cuore della Nobilità

Cristoforo Landino, segretario della fazione Guelfa, nel 1481 curò personalmente la prima edizione a stampa fiorentina di La Commedia di Dante, arricchita da un suo commento generato da anni di profondi studi e riflessioni. La prima edizione contava 19 disegni di Sandro Botticelli, che inizialmente comprendevano svariate scene della commedia su più fogli. In seguito, su richiesta di Lorenzo di Pier Francesco de’Medici, cugino del Magnifico, Botticellì eseguì, tra il 1484 ed il 1490, 101 disegni su pergamena, di cui uno doppio per rappresentare ogni cantica. Dei disegni, eseguiti con l’inchiostro su schizzo in punta d’argento o grafite, solo tre sono stati arricchiti col colore. Alcune di queste pergamene sono state smarrite, quindi ne restano solamente 92, di cui 7 vennero acquistate da Cristina di Svezia, alla cui morte vennero date alla Biblioteca Vaticana, e le altre 95 vennero acquistate da un ambasciatore inglese nel 1882 per il Governo Prussiano.

De Vera Nobilitate

Sempre in quegli anni, nel 1490, il Landino scrisse De Vera Nobilitate, rifacendosi al libro De Nobilitate pubblicato nel 1440 da Poggio Bracciolini, in cui asserisce che la vera nobiltà derivi esclusivamente dalla virtù e non dall’antichità della stirpe e dalla ricchezza. L’unica vera nobiltà possibile, secondo Landino, è la medesima espressa da Dante nel IV trattato de Il Convivio: quella d’animo, che grazie alla sapienza permette di agire con modo coerente col raggiungimento del Sommo Bene. In modo affine a Dante, anche Landino ripropone l’idea della Monarchia universale, rappresentata dall’impero e dalla tradizione Romana, come unica cura per lenire tutti i mali del mondo.

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E, come Platone nel Simposio, anche presso al banchetto de Il Convivio dantesco l’oggetto centrale è il concetto di Bontà dell’Animo. Il testo De vera Nobilitate, la cui fonte d’ispirazione politica si trova nel dantesco De Monarchia, piacque così tanto alla famiglia De’Medici che onorarono il Landino donandogli una torre in Cosentino.

Il messaggio esoterico

Presso l’accademia neoplatonica si svolgeva quindi un percorso iniziatico che, per mezzo della Sapienza, aveva come fine il raggiungimento del Sommo Bene e chi ne apprendeva i segreti era definibile “ nobile” . Studiando i testi filosofici dell’antica Grecia e dei grandi sapienti latini, la più recente produzione letteraria in italiano volgare prodotta dagli esponenti del gruppo dei Fedeli D’Amore, che seguivano l’onda culturale del Dolce Stil Novo e le belle arti, si andò ad ottenere una dottrina filosofica innovativa che, come affermava Marsilio Ficino, reinterpretava il mito ellenico come portatore di arcane verità e testimone di un’armonia perduta in un contesto cristiano. Questa pia philosophia e questa docta religio, scevre da becere superstizioni e ridicole credenze dovute al cieco fanatismo, avevano lo scopo di accompagnare l’uomo nel cammino verso al Bene su questa terra. Il mezzo per raggiungere Dio – oramai liberato dai dogmi monoteisti grazie alla riscoperta del paganesimo di Virgilio!- é l’Amore, che permette di ottenere la felicità attraverso la Bellezza, l’Armonia, le buone opere e, soprattutto, la Sapienza.

A lungo la nobiltà è stata confusa con un semplice titolo acquisibile immeritatamente per nascita. Essa è stata plagiata col patrimonio economico della famiglia ed il rango, mentre è uno stato dell’anima che si conquista con la meticolosa introspezione e l’arguto operare nel mondo che ci circonda. I titoli nobiliari, le etichette di marchese e conte, comprabili oramai per poco prezzo, sono solo stati causa delle classi sociali e degli ingiusti e sanguinosi scontri tra di esse.

Le belle arti come strumento di divulgazione ed iniziazione spirituale.

Siccome la vera nobiltà dev’essere estesa a quante più persone possibili, l’Accademia Neoplatonica si impegnò affinché tutte le arti andassero a parlare il linguaggio del Bello e del Buono. Essendo le arti strumento dei potenti con cui dialogare col popolo, per educarlo ed elevarlo verso alla nobiltà, grande importanza venne data agli artisti, che assursero ad interpreti e divulgatori della conoscenza esoterica e della filosofia. Le botteghe di Antonio Pollaiolo (1431-1498) e di Andrea Verrocchio (1435-1488), furono fondamentali per la diffusione degli ideale neoplatonici nelle belle arti. La bottega di Andrea Verrocchio in cui si eseguivano opere d’oreficeria, pittura e scultura, fu il luogo d’istruzione dei più grandi artisti rinascimentali, come il Perugino, Botticelli e Leonardo da Vinci. L’amore per le teorie neoplatoniche e per il mito del Verrocchio è testimoniato dalla sublimazione dei temi trattati negli anni: Il maestro Verrocchio, ancora legato ad una concezione monoteista, cristiana e semitica della filosofia ci ha lasciato splendide Madonne ornate d’oro ed un giovane e volitivo David biblico di Bronzo, conservato al museo del Bargello. È grazie all’allievo Botticelli che l’amore per la Sapienza nelle arti figurative abbandona l’angusta gabbia biblica per concedersi al paganesimo: la bellezza di La Nascita di Venere trasuda tutto quell’erotico anelare alla perfezione che ha agitato i cuori dei Fedeli d’Amore, dei Neoplatonici e dei Grandi Iniziati descritti da Edouard Schuré a fine 1800. La-nascita-di-Venere-Botticelli.jpg

Risoluzione del conflitto tra monoteismi semiti e paganesimo ariano europeo

Lorenzo de Medici volle che il sapere neoplatonico, attraverso l’arte, venisse diffuso in tutta la penisola italica, così commissionò a Luca Signorelli, allievo di Piero della Francesca, un’opera esoterica importantissima, l’educazione di Pan. Questo quadro, raffigurante la divinità campestre Pan, è stato però distrutto dagli americani durante i bombardamenti a Berlino del 1945. Gli altri personaggi attorno a Pan alludono a vari temi filosofici dell’Accademia neoplatonica, in cui i miti antichi sono ripresi in chiave filosofica e cristiana. Gli anziani ad esempio rappresentano la saggezza derivata dall’esperienza e la meditazione, la fanciulla a sinistra è un simbolo di bellezza e perfezione, e i musici ricordano la trasposizione delle armonie naturali in armonie musicali grazie all’attività della mente.

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Un altro quadro di grande importanza per il suo contenuto esoterico è stato dipinto da Tiziano, artista veneziano che ha saputo rielaborare le dottrine filosofiche fiorentine, e si intitola Amor Sacro ed Amor profano.

Il volto della donna è il medesimo, seppur impersonata in due diversi corpi: come l’amore carnale e l’amore spirituale trovano la loro apoteosi sommandosi l’un’altro ed intersecandosi perfettamente,anche la filosofia monoteista cristiana di matrice giudaico-africana, se interpretata ed apprezzata in qualità di esercizio letterario di un popolo semitico e non di dogma universale, può esser serenamente vissuta accanto alla filosofia pagana ed all’eroismo dei miti europei.

luca_signorelli_educazione_di_pan_distrutto Come insegna Marsilio Ficino, depositario delle più grandi tradizioni iniziatiche antiche, è proprio l’Eros descritto dalla Sacerdotessa Diotima a Socrate, dell’opera Il Simposio di Platone, che funge da tramite tra il mondo sensibile e quello delle idee D’altronde, non è un caso che la Divina Commedia, percepita dai più come massima descrizione delle dottrine cristiane, inizi proprio con Publio Virgilio Marone, grande cantore dell’Eneide e della volontà degli uomini pagani di assurgere allo stesso piano degli Dèi mediante l’eroismo.

Finché il clero, figlio del monoteismo nato tra le dune del deserto, continuerà però ad imporsi come unica realtà possibile escludendo a priori ogni discorso ariano e pagano, citando Edouard Schuré, ai Fedeli d’Amore, desiderosi di esprimere le loro virtù ma costretti al silenzio per non incappare nell’eresia, non resterà che piangere. E piangere, come ci ricorda lo studioso Luigi Valli ne Dante ed i Fedeli d’Amore, nel gergo della cerchia degli iniziati significa “simulare fedeltà alla chiesa”.

Liliane Tami

 Bibliografia:

René Guenon, l’esoterismo di Dante, Atanor Editrice, Roma

Dante, templare ed Alchimista, Primo Contro, editrice Bastogi, Biblioteca massonica

I pittori italiani del rinascimento, Bernard Berenson, edizioni BUR

Dante Alighieri, Convivio, a cura di Giorgio Inglese, edizioni BUR