Liliane Tami

Vivere come le Donne-angelo del Dolce Stile Novo: insegnare alle persone l’Amore

Le donne, ch’hanno intelletto d’amore, devono usarlo affinchè gli uomini parlino d’Amore e si avvicinino a Dio.

E’ possibile, per le Donne dal cuor gentile e le influencer odierne, adoperare la bellezza, i modi gentili, la cultura e i social network in modo spiritualmente utile?

Rifacendosi alla tradizione poetica del Dolce Stil Novo la risposta è si: la bellezza e la nobiltà d’animo [con azioni rette] della donna angelicata possono essere funzionali al suscitare nelle persone la forma più nobile dell’amore [charitas] e addirittura , secondo Guido Guinizzelli, accendere nel prossimo un rinnovato interesse nei confronti delle più elevate sfere del mondo celeste.

Attraverso l’Amore, quindi – per il Guinizzelli- la donna-angelo può divenire quasi un Alter Christus.

Per Dante, invece, la donna-angelo può insegnare agli uomini a vivere nel segno dell’Amore e fare di conseguenza del bene all’intera società. La grazia di una persona può essere importantissima nell’indicare la via verso al bene di chi ha accanto.

Il mondo ha bisogno di amore: le donne, quindi, sono chiamate a suscitare questo nobile sentimento nel prossimo istruendoli al vivere in modo amorevole, seguendo le “quattro stelle”, che per Dante sono la Prudenza, la Giustizia, la fortezza e la temperanza, che assieme alle virtù teologali, fede, speranza e carità, rendono l’uomo Sano, Santo e Sapiente.

( nota dell’autrice: viviamo in un’epoca in cui vige la parità dei sessi, pertanto anche l’uomo può essere “angelicato” ed attraverso l’amore platonico istruire la donna che l’ama al parlar d’amore suscitando in lei nobili sentimenti e donando un esempio di vita virtuoso. Noi tutti siamo chiamati a vivere in modo santo per istruire chi segretamente nutre sentimenti nei nostri confronti)

La donna angelo è diversa dalla musa degli artisti: la musa suscita pathos creativo nell’artista e soddisfa il proprio ego, divenendo immortale attraverso l’opera d’arte. La donna-angelo, invece, è imprescindibile da caratteristiche tali la rettitudine morale in quanto è il suo esempio a condurre l’uomo verso al vivere virtuoso. L’essere come un agelo è una questione di gesti e di azioni buone, non ha nulla a che fare con l’apparenza. Il successo della Donna Angelo è accompagnare, come Beatrice condusse Dante al Paradiso, gli uomini verso a Dio, al Sommo bene, che è l’Amore Caritatevole di Cristo.

L’amore ha tre aspetti:

Erotico (carnale)

Philia ( Amicizia)

Agapè ( trascendente)

Carità ( di grazia)

La donna-angelo ha la facoltà, come scrivo Guido Guinizzelli, in virtù del suo essere graziosa {portatrice di grazia, amore} e del suo cuore puro e nobile, di convertire alla fede cristiana le persone. Grazia e Charitas [amore] hanno, in greco, la stessa radice: pertanto potrebbero essere quasi definiti sinonimi.

Il poeta Guido Guinizzelli, che assieme a Dante Alighieri è stato uno dei più importanti poeti dell’ Dolce Stile Novo, scriveva infatti che le qualità più belle della donna possono indirizzare l’uomo a cercare i Misteri più profondi della fede.

Io voglio lodare la mia donna secondo verità

e paragonare a lei la rosa e il giglio:

splende e appare più bella della stella Venere

e io paragono a lei ciò che è bello lassù [in cielo].

Le le immagini con cui viene descritta la donna-angelo vi sono quelle classiche dei fiori (la rosa, il giglio) e dei corpi celesti, nonché tutte le bellezze del mondo naturale, in maniera analoga al Cantico dei Cantici.

Nelle composizioni poetiche del Dolce Stile Novo La figura femminile evolve verso la figura di una ” donna–angelo“, intermediaria tra l’uomo e Dio, capace di sublimare il desiderio maschile purché l’uomo dimostri di possedere un cuore gentile e puro, cioè nobile d’animo; amore e cuore gentile finiscono così con l’identificarsi totalmente.

Questa figura idelizzata della donna-angelo è quella da cui i poeti traggono ispirazione. La donna non viene descritta come una figura terrena ma come una creatura mistica che nei versi dei poeti stilnovisti viene sublimata.

Il Dolce Stil Novo, conosciuto anche come Stilnovismo, Stil novo o Stilnovo, è un importante movimento poetico italiano sviluppatosi tra il 1250 e il 1310, inizialmente a Bologna grazie al suo iniziatore, considerato Guido Guinizzelli (morto nel 1276), ma poi spostatosi a Firenze dove si sviluppò maggiormente.

Lo Stil Novo influenzò parte della poesia italiana fino a Francesco Petrarca: divenne guida, infatti, di una profonda ricerca verso un’espressione raffinata e “nobile” dei propri pensieri, staccando la lingua dal volgare municipale, e portando in tal modo la tradizione letteraria italiana verso l’ideale di un poetare ricercato e aulico.

Nascono le rime nuove, una poesia che non ha più al centro soltanto la sofferenza dell’amante, ma anche le celebrazioni delle doti spirituali dell’amata, a prescindere dalla corresponsione o meno del sentimento amoroso (lo “stilo de la loda” dantesco).

A confronto con le tendenze precedenti, come la scuola di Guittone d’Arezzo, la poetica stilnovista acquista un carattere qualitativo e intellettuale più elevato: il regolare uso di metafore e simboli, così come i duplici significati delle parole.

Divina Commedia di Dante Alighieri (Canto XXIV del Purgatorio) vi è il poeta Bonagiunta Orbicciani che esprime il celebre testo “ donne ch’avete intelletto d’amore”.

La visione di Dante è più moderata di quella del Guinizzelli: egli considera la donna non un tramite diretto verso a Dio, bensì uno strumento che consente agli uomini di parlare d’amore.

Un uomo innamorato, diviene capace di parlare d’Amore e vivere in modo virtuoso: ed è questa la più grande conquista di una donna.

“Ma dì s’i’ veggio qui colui che fore trasse le nove rime, cominciando Donne ch’avete intelletto d’amore.” E io a lui: “I’mi son un che, quando Amor mi spira, noto, e a quel modo ch’e’ ditta dentro vo significando.” “O frate, issa vegg’io”, diss’elli, “il nodo che ‘l Notaro e Guittone e me ritenne di qua dal dolce stil novo ch’i’ odo!”»

(Purg. XXIV, vv. 49-57)

donne che sapete che cos’è l’amore, io voglio parlare con voi della mia donna, non perché creda di esaurire la sua lode, ma [perché voglio] parlare per sfogare la mia mente. Io dico che, pensando alla sua virtù, l’amore mi si fa sentire in modo così dolce che, se io allora non perdessi coraggio, farei innamorare la gente parlando. E non voglio parlare in modo così profondo da diventare per timore insicuro; ma tratterò della sua nobiltà in modo superficiale a paragone di lei, con voi, donne e fanciulle innamorate, poiché non è argomento di cui si possa parlare con altri.

articolo di Liliane Tami

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