Liliane Tami

Wagner: il genio e il rispetto della tradizione

L’opera “I maestri cantori di Norimberga”alla Scala di Milano: il delicato equilibrio del genio tra innovazione e tradizione non è stato colto dal regista, che ha voluto una scenografia orrenda.

Presso il teatro alla Scala di Milano, dal 16 marzo al 5 aprile 2017, ha avuto luogo l’opera Die Meistersinger von Nürnberg di Richard Wagner. L’opera, tornata alla scala dopo 27 anni, ha alla regia Harry Kupfer e alla direzione dell’orschestra Daniele Gatti. Purtroppo il regista non ha saputo far tesoro del messaggio dell’opera wagneriana, ed a causa di un’eccesso di individualismo ha rovinato la pregevolissima opera, eseguita dall’orchestra in modo molto buono seppur ben più sobria di quella proposta da Furtwängler nel 1942. https://www.youtube.com/watch?v=FoU-iCT21fc

Purtroppo l’attuale regista, anziché seguire il solco della tradizione, come il maestro Hans Sachs esorta al giovane Walther di fare, egli ha preferito peccare di tracotanza mettendo sul palco una scenografia post-moderna che nulla ha che vedere con la Norimberga del 1500 secolo voluta da Wagner. L’arte nasce, vive e si consuma nell’eterna tensione tra apollineo e dionisiaco. Essa, idea iperuranica tradotta dall’artista in una forma carnale percepibile ai sensi umani, è generata dall’amplesso tra la genialità, l’unicità e la fantasia dell’individuo creatore con le regole imposte dalla tradizione della comunità. Tale delicato equilibrio, tra l’elemento più romantico, selvaggio ed impetuoso e quello classico, scevro da orpelli inutili e squisitamente canonico è, in arte come in vita, assai arduo da scovare.

Richard Wagner, che da giovane fu un impetuoso rivoluzionario che nel 1848, con l’anarchico Bakunin, lottò per ridare l’autarchìa al suo amato paese, crescendo riuscì a domare i suoi spiriti bollenti e conciliari con la millenaria tradizione germanica. È da questa sublimazione del sentimento più ferino verso ad un saggio operare nel rispetto degli aulici precetti imposti dalla storia che emerge il genio più vero, più puro, libero sia dai vizi individuali causati sregolatezza che dall’eccessiva abnegazione di se data dalla totale adesione al dogma. Wagner ne I maestri cantori di Norimberga, tra scene d’un raffinato gusto burlesco e grandiose sinfonie prodotte dall’orchestra, dona allo spettatore questo fondamentale insegnamento, necessario ad ogni artista che voglia assurgere al rango dei virtuosi aventi la testa cinta dalla corona d’alloro. Questa commedia, che in breve tratta del cavaliere Walther che invaghitosi di Eva vuole divenire Mestro Cantore per poter vincere la sua mano, insegna che il giovane cuore superbo e carico di spontaneo talento, entusiasmo ed ingenuo pathos deve crescere, scoprendo le gioie del manifestarsi il rispetto della disciplina e delle forme canoniche volute dalla tradizione. Il giovane Walther compone poesie gradevoli e le mette in musica decentemente grazie ad un’innato talento, ma ciò che è stato appreso dal proprio orecchio e dal canto dei fringuelli di bosco non basta per conquistare il cuore di Eva: egli deve perfezionarsi ed imparare a rendere ancora più grandi le sue parole grazie all’uso della metrica e della rima. È così che in una sola notte, nella Norimberga del 1500 il calzolaio Hans Sachs, maestro cantore formatosi nella rigida tradizione musicale dell’epoca, riesce ad insegnare al talentuoso ma privo d’educazione Walther Von Stolzing come mettere nelle forme più corrette i suoi contenuti già buoni, ottenendo così un risultato eccelso.

Richardwagner1

Nella Scena terza dell’atto primo vi è un’importante scena, in cui gli apprendisti Cantori mostrano all’ancora indomito cavaliere la Tavola della “leges tabulaturae”, in cui sono esposti i punti da seguire per forgiare una perfetta canzone in metrica.

“ Ciascun bar della Canzone di maestro/ presenti di norma una struttura/ di diversi membri, / che nessun deve ffondere./ Un membro conta di due strofe/ che debbono avere la stessa aria; la strofa consta del legame di più versi/ ed il verso ha la sua rima alla fine. (ein jedes meistergesanges bar stell’ordentlich ein gemasse dar/ aus unterschiedlichen / Gesätzen, die keiner soll verletzen./ Ein gesätz besteht aus zweenen Stollen,/ die gleiche melodei haben sollen;/ der Stoll’aus etlicher Vers’gebänd’;/Darauf so folgt der Abgesang[…])

Solo riuscendo a conciliare il proprio innato dono vocale e poetico con la bellezza della tradizione, senza però sacrificare al dogma né il proprio impéto né lo stile individuale, il nobile cavaliere riuscirà a vincere il cuore di Eva. Il regista Harry Kupfer, commissionando ad Hans Schavernoch la costruzione di una scenografia contenente ruderi della chiesa di Santa Caterina bombardata, gru, impalcature da cantiere e luci al neon e anzichè sostituendo raffinati costumi rinascimentali ad una marmaglia di abiti in stile anni ’40 accompagnati da grotteschi buffoni in tutina attillata sui pattini a rotelle o da celerini in divisa attorno a carri carnascialeschi, ha dimostrato di non avere avuto alcun rispetto per la nobile tradizione dell’ arte germanica elogiata da Wagner. La grandiosa opera wagneriana è stata così stuprata dal regista, che o per cattivo gusto personale o per semplice provocazione politica, anziché erigere sul palco una scenografia degna dell’apoteosi della germanicità ha preferito mettervi il cadavere svilito e putrefatto del Terzo Reich. L’opera, d’una bellezza sensazionale nonostante lo sfregio costumistico e scenografico, si chiude col popolo che, davanti a ripugnanti grattacieli in vetro e alle meste macerie della Norimberga distrutta dai bombardamenti americani, intona l’ultima strofa:

“ Onorate i vostri Maestri tedeschi,

e sacri tenete i loro buoni geni;

e se darete favore al loro operare,

andasse anche in polvere il Sacro Romano Impero,

a noi rimarrebbe sempre

la sacra arte tedesca!”

Come afferma il calzolaio Sachs e Maetro Cantore, bisogna stare attenti: “Se avverrà un giorno in cui il popolo e l’Impero Tedesco cadano sotto falsa maestà straniera; e che nessun principe comprenda oramai più il suo popolo, e se le frivolezze mediterranee si trapianteranno nella terra tedesca, nessuno allora saprà più ciò che è puramente tedesco e non si vivrà più nella gloria dei Maestri Tedeschi”. D’altronde, come scrive Wagner stesso nel suo saggio filosofico Gli ebrei e la musica (Das Judentum in der musik, 1850) vi sono personeche per loro natura, razziale o spirituale, sono incapaci sia di capire chedi produrre ogni tipo di manifestazione artistica, e non possono che modificare il gusto collettivo affinché le loro creazioni vengano apprezzate. Che Harry Kupfer legga Wagner, prima di portarlo in scena, o che ceda lo scettro del regista a qualcuno di più degno e nobile: il cavaliere Walther, voluto dal regista sovrappeso, coi capelli ricci e scuri, la polo azzurra sudaticcia ed un lurido cappotto di pelle da vecchio rocker trasandato non incarna l’ideale germanico del bel cavaliere biondo, forte, raffinato in ascesa tra il genio individuale Sturm und Drang e l’eroe della tradizione collettiva.

die-meistersinger-von-nurnberg-wagner

DIE MEISTERSINGER VON NURNBERG - LES MAITRES CHANTEURS DE NUREMBERG - Compositeur et livret : Richard Wilhelm WAGNER - Direction Musicale : Philippe JORDAN - Chef de choeur : Jose Luis BASSO - Dramaturgie : Alexander MEIER DORZENBACH - Mise en scene : Stefan HERHEIM - Scenographie : Heike SCHEELE - Costumes : Gesine VOLLM - Lumieres : Olaf FREESE - Video : Martin KERN - Le 26 02 2016 - A l Opera Bastille - Photo : Vincent PONTET

DIE MEISTERSINGER VON NURNBERG – LES MAITRES CHANTEURS DE NUREMBERG – Compositeur et livret : Richard Wilhelm WAGNER – Direction Musicale : Philippe JORDAN – Chef de choeur : Jose Luis BASSO – Dramaturgie : Alexander MEIER DORZENBACH – Mise en scene : Stefan HERHEIM – Scenographie : Heike SCHEELE – Costumes : Gesine VOLLM – Lumieres : Olaf FREESE – Video : Martin KERN – Le 26 02 2016 – A l Opera Bastille – Photo : Vincent PONTET

A sinistra, il cavaliere Walther flaccido e mal vestito con costumi appartenenti ad un’epoca errata del regista Harry Kupfer . A destra, il medesimo Walther , con Eva, interpretati da un diverso regista in abiti cinquecenteschi.

Liliane Tami

Riccardo Wagner, I maestri cantori di Norimberga, Biblioteca moderna mondadori, 1957

Richard Wagner, Gli ebrei e la musica, effepi edizioni, Genova, 2008.