Il Sublime
Il Sublime, parola di cui oggi si abusa troppo facilmente, solo negli ultimi secoli è diventato un concetto carico di pathos e collegabile alle manifestazioni meravigliose della Natura. Inizialmente, come è riportato nel celebre testo di estetica dell’antichità, Del sublime, forse vergato dal retore imperiale Cassio Longino ( Emesa, 213-Palmira, 273), il sublime è nato con l’arte oratoria e designa uno dei quattro stili usati nella redazione di testi eroici. Ivi è riportato che «Il Sublime trascina gli ascoltatori non alla persuasione, ma all’estasi: perché ciò che è meraviglioso s’accompagna sempre a un senso di smarrimento, e prevale su ciò che è solo convincente o grazioso, dato che la persuasione in genere è alla nostra portata, mentre esso, conferendo al discorso un potere e una forza invincibile, sovrasta qualunque ascoltatore. » In questo testo vi è anche riportato che solo un uomo dotato di grandi passioni, grandi idee e d’integrità morale ineccepibile può produrre opere sublimi. Tale perfetta sovrapposizione tra la vita privata dell’artista e le sue opere, erede del concetto ellenico di “anima bella in corpo bello”, è stata ripresa dal filosofo e musicista Richard Wagner, che nel suo testo Arte e rivoluzione spiega perché colui che crea opere grandiose non può esimersi dall’essere anche un rivoluzionario. Una simile visione greca e morale dell’arte oggi, oltre settant’anni dopo la sconfitta del Reich Hitleriano, è inconcepibile: mai, come nell’attuale era del post-moderno, si è vista una tale discrasia tra individuo ed opera e, come direbbe Nietzsche, attualmente l’uccisione di Pan è stata totale.
È solo alla fine del XV sec., grazie al critico letterario parigino Nicolas Boileau, che vengono distinte due tipologie di sublime, ossia il sublime che produce un’elevazione dell’anima e che crea piacere e il sublime inteso come stile letterario in grado di condurre il lettore all’estasi.

Caspar David Friedrich. Il viandante sul mare di nebbia
Sublime: piacere della sottomissione o dominio del mondo?
Per Friedrich Nietzsche, ne La Nascita della Tragedia, esistono due tipi di uomini, gli ariani amanti della mitologia, che sono dominatori e possiedono la morale dei Signori, e gli schiavi monoteisti, appartenenti al filone semita dei timorati di Dio.
Dominare o essere dominati? è una questione teologica.
A destra,Prometeo ruba il fuoco , 1817, di Heinrich Friedrich Füger
La percezione del sublime si divide in queste due grandi categorie: vi sono coloro che quando alzano gli occhi oltre ai limiti umani vengono colti dalla paura e, come dice Kant, da un momentaneo vacillamento dell’Io e da un blocco psichico, mentre vi sono coloro che, come gli antichi seguaci di Pan, vedono nel prometeico ambire oltre ai propri limiti un potenziamento dell’individuo. Per Nietzsche, la percezione del sublime allarga l’animo dell’Individuo e l’accresce senza disintegrarlo. L’Io avente volontà di Potenza, tanto criticato da Schopenhauer, è fondamentale, in quanto è proprio il suo operare ed il suo genio a fondare l’arte apollinea. Il sublime, ossia l’arte dionisiaca e tragica che rende piacevoli le atrocità e il disgusto della vita, è come la Tragedia greca, in grado d’infondere energia panica e vitale all’intero popolo spettatore. La grande questione sul sublime è proprio questa: tremare di fronte al meraviglioso e disprezzare il mondo dei sensi sentendosi orfani di Pan, senza alcuna tragica ambizione verso al superamento dei propri limiti, o volersi divinamente ergersi contro allo stupefacente terrore e superarlo, proprio come Prometeo o Lucifero nel tentativo di raggiungere il Fuoco o superare Dio?
Burke: il piacere del terrore
Nel 1757, con Edmund Burke, il termine Sublime ha iniziato a essere utilizzato correntemente per descrivere lo stato d’animo scaturito da percezioni grandiose legate a fenomeni naturali. Per Burke il sublime è “Tutto ciò che può destare idee di dolore e di pericolo, ossia tutto ciò che è in un certo senso terribile o che riguarda oggetti terribili, o che agisce in modo analogo al terrore”, il sublime può anche essere definito come “l’orrendo che affascina**” (delightful horror), tema già messo in versi da John Milton ne Il Paradiso Perduto nella sua descrizione di Satana. Nella percezione del Sublime di Burke, come anche di Schopenhauer, vi è un macabro elemento di nichilismo, di prostrazione totale, di ascetismo o, per dirla in termine nietzscheani, di sottomissione femminea e semitica: l’io, di fronte alla grandezza di una percezione sublime, anziché riempirsi, come detto da Longino, in questi autori viene annullato e dissolto. Nella prefazione dell’edizione di Inchiesta sul Bello ed il Sublime di Edmund Burke, della Aesthetica edizioni, Palermo, del 2017, scritta da Giuseppe Sertoli, egli usa il termine Masochismo per definire il sentimento di sottomissione ed annullamento dell’Io di Burke, per quanto egli dedicò parte della sua vita politica a difendere le istituzioni inglesi monarchiche dal pensiero provocatoriamente sadomasochista dei libertini a lui contemporanei.** Profonda è infatti la riflessione di Burke attorno all’Eros ed al suo rapporto con la morte: la percezione della morte, il terrore, finché è lontano arreca diletto e piacere. Nel Sublime la morte viene erotizzata, la lussuria diventa violenta ed estatica proprio quando nell’elemento erotico si inserisce quello mortifero.
La bellezza, per Burke, è la qualità in grado di rendere l’amore contemplativo e sereno, liberandolo dal gioco di dominazione/sottimissione e terrore/piacere che invece scaturisce dal Sublime. La passione causata dal sublime è lo stupore, la terribile meraviglia che desta lo spietato Dio biblico al popolo da lui intimorito, mentre per i pagani, al contrario, la potenza dell’Uomo, come dice il poeta romano Quinto Orazio Flacco, sta proprio nel guardare la Natura senza esserne intimoriti.
Kant: una disposizione dello spirito
Immanuel Kant ( 1724-1804) ne la Critica della Capacità di Giudizio, ha analizzato a fondo la questione della percezione estetica, del gusto ( giudizio) , del bello e del sublime. Innanzitutto è importante notare che secondo NON ESISTE UNA REGOLA DEL GUSTO OGGETTIVA perché ogni giudizio di gusto è legato alla percezione estetica ed al sentimento del singolo soggetto e non ad un concetto fondamentale di determinazione dell’oggetto. Se per Kant l’agire morale seguendo la celebre massima “ agisci sempre come se ogni tua azione dovesse divenire una massima universalmente valida” è oggettivo, la percezione del bello e del sublime è invece soggettiva, in quanto dipende strettamente dalla propria percezione e dal proprio gusto. Un uomo gretto e dall’animo chiuso se posto sulla cima di una maestosa montagna non ne percepisce il sublime, perché non possiede la disposizione d’animo adatta. Il Gusto è, per Kant, una facoltà che si ha in proprio e non esiste un principio del gusto che ha un criterio universale. Per Burke, invece il Gusto, che è la facoltà della mente di formare un giudizio sulle percezioni, le arti e le opere d’immaginazione, è universale e comune a tutti. Secondo Burke alcune persone, hanno il gusto traviato o rovinato, e diverse sensibilità.
Dal momento in cui l’animo è predisposto a percepire il sublime, esso può coglierne di due tipi: il SUBLIME MATEMATICO e il SUBLIME DINAMICO. Il sublime matematico nasce dalla percezione dell’infinito e dello sterminato in confronto alla piccolezza dell’uomo ( a riguardo pensiamo al celebre dipinto di Friedrich Il viandante sul mare di nebbia, in cui a meravigliare è la grandezza del cielo nuvoloso, oppure al quadro di Giorgio Belloni “ La calma”, conservato presso le Gallerie d’Italia della Banca Intesa san Paolo), mentre il sublime dinamico è dato dal possente movimento degli elementi, come nel caso di una tempesta, di una cascata o un’eruzione vulcanica.

Sinistra: Sublime matematico, statico: Calma, Giorgio Belloni

Destra: sublime dinamico, Turner, Vulcano
Schopenhauer: Sublime ed autodistruzione
Friedrich Nietzsche, fervente anticristiano, nel La Nascita della Tragedia, scritta grazie ai consigli del suo amico Richard Wagner, a più riprese insulta Schopenhauer trattandolo da vile asceta sottomesso. Per il filosofo malinconico, e dalle tendenze buddhiste, la Volontà di Vivere deve essere annientata affinché si riesca ad uscire dalla grotta platonica o sollevare il velo di Maia. Bisogna dire che questa posizione assai grama è certamente figlia di una sua situazione infelice: Schopenhauer, infatti, a differenza di Richard Wagner che era un gran amatore di donne, ha vissuto perlopiù una vita carica d’invidia nei confronti della madre, di odio verso le donne e di disprezzo grettamente monoteistico verso ogni forma di piacere estetico e sensuale. Tale è il suo disprezzare il mondo dei sensi e della materia che, nella sua opera Il Mondo come volontà e rappresentazione, arriva persino a criticare le nature morte dipinte dagli olandesi perché troppo “realistiche” ed incitanti alla bramosia alimentare. Per Schopenhauer, infatti, il sublime è il piacere che si prova osservando la potenza o la vastità di un oggetto che può distruggere chi l’osserva. Questa visione infelice del Sublime, percepito come un modo per annullare la volontà dell’individuo affinché egli estraniandosi dal mondo possa vederlo come una mera rappresentazione, non è poi così diversa dai monaci flagellanti che arrivavano a suicidarsi logorandosi le carni col pretesto dell’avvicinamento all’idea di Dio. Egli afferma che, il Soggetto Puro della Conoscenza, ossia l’asceta, vede le idee eterne e percepisce il mondo a distanza senza lasciarsi coinvolgere dal contingente e dall’effimero. La visione sublime aiuta ad annullare la propria volontà per calarsi momentaneamente nei panni dell’Asceta, che vede il mondo attraverso un occhio puro ed oggettivo. L’artista senza più una volontà individuale, definito anche Genio, è colui che, essendo in grado di contemplare le idee immutabili del cosmo riesce a rappresentarle in modo universalmente valido. L’uomo mediocre, invece, percepisce il mondo in modo soggettivo e quando crea opere d’arte si limita ad esprimere la propria opinione o a copiare quella altrui. Per quanto il genio Schopenhaueriano possa essere bravo a contemplare l’assoluto, se castrato del proprio spirito individuale, vitale e dionisiaco, perde ogni possibilità di farsi creatore di opere grandiose. Hans Sachs, nell’opera musicale I maestri cantori di Norimberga di Wagner, dice infatti “ Proprio questa è l’opera del poeta: che egli interpreti e noti il suo sognare”.

Una ninfa sorpresa dal Dio Pan

