Come insegna la Sacra Bibbia, la prima grande puttana della storia è stata Raab, antenata del secondo Re di Israele, chiamato David. Come è indicato nel libro di Giosuè, questa lasciva locandiera dai facili costumi invitò due spie semitiche nella sua casa e gli suggerì di assediare la città di Gerico. Il fuoco, il sangue e le fiamme che gli ebrei sparsero nella città, quando l’assediarono , è noto agli studiosi dell’antico testamento. In mezzo a questo crudele massacro perpetrato dal popolo eletto contro ai Goym, solo la prostituta Raab venne risparmiata. Ella, poi, si convertì alla purezza per gratitudine nei confronti del semitico Dio impronunciabile JHWH.

Raab, la puttana antenata del Re degli Ebrei
I culti pagani e tribali, finchè venivano esercitati lontani dalle metropoli, non contemplano la prostituzione, in quanto nelle ancestrali tribù la donna sola/sterile era ritenuta inutile e sovente veniva abbandonata dal gruppo, a meno che non esercitasse il ruolo di sacerdotessa.
Sovente, però, la figura della prostituta e quella della sacerdotessa potevano fondersi, generando quella che è chiamata la “prostituzione Sacra”. Nel libro di Cristiano Panzetti La prostituzione sacra nell’Italia antica, che è il primo studio dedicato alla prostituzione rituale nell’Italia antica, analizza come il culto preistorico della Grande Madre abbia continuato a sussistere in svariate forme nei popoli indoeuropei. La prostituzione sacra era particolarmente diffusa presso i Sumeri, che veneravano la dea Inanna, e successivamente presso i Babilonesi, che veneravano Ishtar. I Fenici la praticavano in onore di Astarte, i Greci riferirono il culto ad Afrodite. Naturalmente la prostituzione sacra era una straordinaria fonte di arricchimento per i santuari in cui veniva praticata: particolarmente celebri furono quello di Babilonia in Mesopotamia, quello di Corinto in Grecia, quello di Pyrgi in Etruria.
Il momento più glorioso della prostituzione in Europa è stato indubbiamente quello ellenico: le Etere dell’età ellenica erano ex-schiave colte, raffinate, brave a cantare e ballare che con la loro grazia seducevano ed accompagnavano gli uomini più importanti. Le etere erano inoltre le uniche donne libere che potevano avere dei soldi e, come gli uomini, investirli in attività reddittizie proprie. Come ci racconta Demostene nella sua orazione Contro Nearia “Abbiamo le hetaerae per il piacere, le pallakae per prendersi cura di noi nelle necessità quotidiane e infine le gynaekes per generarci dei figli legittimi e per essere fedeli custodi delle nostre famiglie.” Anche gli imperatori come Alessandro Magno si accompagnavano di etere, ed in particolar modo Taide e Campaspe, che lo influenzarono anche sulle scelte politiche.

Afrodite, simbolo di bellezza sensuale. Le Etere erano le prostitute greche
La prostituzione è un fenomeno che, sia esso sacro o blasfemo, trova la sua apoteosi all’interno delle grandi città, in quanto è lì che la bramosìa della gente ed i vizi possono essere soddisfatti al meglio. Come afferma il filosofo Walter Benjamin nelle sue riflessioni de I passages, la prostituzione non è che la sublimazione della donna in semplice merce di scambio: il capitalismo, onnipresente nelle metropoli, non si cura più di discernere gli uomini dalle cose, in quanto tutto viene messo a mercato. Proprio come una merce, afferma anche Baudelaire, la prostituta è una tentazione, perché “sa dare gioia a tutte le persone tristi e per questo nessuno riesce a resisterle”.

campapse, una delle meretrici di Alessandro Magno, il grande imperatore. Dipinto di Godward
V’è però da notare un particolare: gli eleganti ritratti delle geishe giapponesi, le prostitute dipinte dal Caravaggio, la Seducente Venere di Urbino del Tiziano ed il culto delle sensuali ballerine del Moulin Rouge della Parigi fin de siècle dei pittori simbolisti e dei poeti dal cuore corroso dall’assenzio rappresentavano donne ben diverse dalle prostitute di oggi: belle, eleganti e dedite alla loro professione, sovente anche attrici di teatro o pittrici, esercitavano con dignità la loro pressione e, soprattutto, in un ambiente estetico e raffinato. Per amor d’onestà bisogna anche però ammettere che non vi è alcuna prova scientifica che dimostri che in passato tutte le prostitute fossero escort di lusso, come quelle descritte dai dandy e dai viveur, beatamente adagiate sul canapè di velluto e circondate da piume di struzzo, ma è romantico pensare che così fosse. In ogni caso, la condizione della prostituzione in Italia, ed in particolare dal 1958 anno dannato in cui sono state chiuse le case chiuse in virtù della deleteria legge del ministro Merli, è miserrima. Queste ragazze seguaci di Dioniso, anziché interagire coi clienti in ambienti decorosi, in stanze dagli arredamenti eleganti, continui controlli medici, protezione e legalità, sono costrette ad accontentarsi del sedile di un automobile o di un divano d’un appartamento trovato miseramente con l’applicazione gnoccatravel.

Graziosa prostituta d’inizio secolo . La sua professione, fino al 1958, era legale e veniva protetta.

Tutto è lecito, tranne che giacere con una donna appartenente ad un paese nemico
Il fascismo si prodigò a lungo per rendere la prostituzione un lavoro serio: fu infatti la prima professione che, per essere esercitata, necessitava della tessera di partito. Una pulzella, per poter perseguire la propria vocazione, doveva «aver superato gli esami di abilitazione al regolare meretricio» e «dopo l’abilitazione c’era un severissimo tirocinio con tanto di apprendistato quasi gratuito in un locale di meretricio di Stato abilitato, in cui si mettevano alla prova le aspiranti al ruolo». La chiesa, evidentemente, non poteva stare lì a guardare muta, quindi tutti i venerdì, giorno di ferie delle libidinose pulzelle, andava a salvare loro l’anima a confessarle e a darle la comunione.Chi volontariamente si sottraeva a questo “obbligo di brava cristiana” non solo veniva ammonita verbalmente, ma era anche segnalata dalla tenutaria per aver avuto un comportamento “non retto”. In un articolo apparso su Linkiesta.it,http://www.linkiesta.it/it/article/2013/08/07/prostitute-durante-il-fascismo-i-documenti-ritrovati/15654/, è riportato che di prostitute e clienti esisteva anche un censimento e che su una popolazione di trenta milioni, gli italiani che andavano a prostitute erano 10 milioni, quindi praticamente quasi tutti».
Oggi, con la chiusura delle case chiuse, il numero di uomini che vanno a prostitute è sceso a 9 milioni, ma non è una vittoria: ciò che durante al fascismo era un piacere legale, oggi è diventato un vizio pericoloso.